Venerdì 10 luglio alle 18 apre al pubblico, al Padiglione Eugenio Tavolara di Sassari, Liliana Cano. Il fuoco dentro, la grande mostra dedicata a Liliana Cano (Gorizia, 1924 – Sassari, 2021), una delle personalità più note e amate della pittura in Sardegna nel secondo Novecento. L’esposizione, visitabile fino al 20 settembre, è promossa e organizzata dal Comune di Sassari, con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, il supporto della Fondazione di Sardegna e in collaborazione scientifica e organizzativa con l’Archivio Liliana Cano. La cura e l’ideazione del percorso espositivo sono affidate a Davide Mariani, direttore artistico dell’Archivio Liliana Cano e del Museo Diffuso Liliana Cano di Oliena. La mostra e il catalogo sono realizzati nell’ambito del progetto Un Ponte per la Cultura: Dialoghi fra Tradizione e Contemporaneità. L’eredità di Alois Ottiger per Sassari, nato dal lascito testamentario destinato dal filantropo svizzero alla città di Sassari a sostegno delle attività culturali.
Settant’anni di pittura in cento opere. Il percorso riunisce oltre cento opere tra dipinti - molti dei quali inediti - fotografie, documenti e materiali d’archivio. Attraversa più di settant’anni di attività, dagli esordi del secondo dopoguerra all’ultima stagione, e ricostruisce una vicenda artistica sviluppata tra la Sardegna, la Penisola e il sud della Francia. La mostra propone una rilettura d’insieme dell’opera dell’artista a partire dai temi che percorrono con maggiore continuità la sua pittura: la vita quotidiana e il mondo agropastorale, il mito e la poesia, il sacro, la figura femminile, la festa e i riti collettivi danno forma a un racconto nel quale l’esperienza vissuta si trasforma in immagine. Tra le presenze di maggiore rilievo figurano dipinti provenienti da collezioni private, tre piccoli candelieri realizzati negli anni Settanta e presentati per la prima volta al pubblico, un grande dipinto dedicato alla Discesa dei Candelieri e la documentazione fotografica del trittico monumentale Les amants du soleil, realizzato nel 1988 per l’Université d’été di Tolone, e Primavera, il piccolo paesaggio dipinto nel 2020 che chiude il percorso.
Il curatore Davide Mariani ricostruisce così la genesi e l’impostazione del progetto: «Il fuoco dentro è il risultato di oltre due anni di studio e ricerca sull’opera di Liliana Cano. La prima tappa ha riguardato la dimensione pubblica ed è confluita nel volume Liliana Cano. Abitare lo spazio. Opere pubbliche in Sardegna. La mostra amplia ora l’indagine e restituisce un ritratto nel quale il pubblico che l’ha amata e seguita ritroverà i suoi temi, i colori e la forza narrativa. Offre inoltre l’occasione di scoprirla o riscoprirla sotto una luce nuova, nel quadro del vasto filone internazionale di studi e progetti espositivi dedicati alla valorizzazione dell’opera delle artiste del Novecento. Il titolo racchiude la vocazione che ha accompagnato tutta la sua vita, una fiamma rimasta accesa fino alla fine e racchiusa nelle sue parole: “Sono nata, sono cresciuta e ho dipinto tutto il tempo”. Richiama inoltre il rosso, che Cano definiva “il re dei colori”, cifra intensa e immediatamente riconoscibile della sua pittura».
L’appuntamento cade a vent’anni dal conferimento del Candeliere d’Oro Speciale a Liliana Cano nel 2006 dalla città di Sassari per l’alto livello raggiunto nel campo delle arti visive. Il rapporto dell’artista con la città emerge anche attraverso le opere dedicate alla Discesa dei Candelieri e trova nel Padiglione Tavolara una sede particolarmente significativa. Su questo rapporto tra artista, città e sede espositiva si sofferma il sindaco Giuseppe Mascia: «La scelta del Padiglione Tavolara conferisce al progetto un significato particolare. Dopo un lungo periodo di chiusura, questo luogo simbolico è stato restituito alla comunità attraverso una programmazione espositiva di qualità, capace di mettere in dialogo il patrimonio culturale del territorio con
esperienze artistiche di più ampio respiro, con le recenti iniziative che hanno confermato la possibilità di restituire al Padiglione Tavolara una funzione centrale nella vita culturale cittadina. In questo percorso, una mostra dedicata a Liliana Cano rappresenta una tappa naturale».
Il percorso espositivo. Un prologo, cinque sezioni tematiche e un epilogo costituiscono i movimenti interni dell’esposizione. Dipingere la vita è dedicata all’osservazione della realtà e del mondo agropastorale; Sulle ali del racconto attraversa il mito, la poesia e la dimensione visionaria; Il tempo del sacro raccoglie opere religiose realizzate in stagioni differenti; Devote e indomite indaga il vasto repertorio femminile costruito dall’artista; La grande festa riunisce danze, processioni, corride e celebrazioni collettive. L’epilogo conduce nello spazio quotidiano dello studio e del lavoro pittorico. La capacità di Liliana Cano di rivolgersi a pubblici diversi accompagna l’intero progetto. Su questo aspetto interviene l’assessora alla Cultura Nicoletta Puggioni: «Dedicare una grande mostra a Liliana Cano significa tornare a guardare un’artista che molte persone sentono vicina. La sua pittura fa parte di una memoria diffusa, costruita nel tempo attraverso opere, incontri e luoghi diversi. Cano ha saputo parlare a un pubblico ampio, mantenendo sempre un rapporto diretto con la vita delle persone. Per questo è stata, e continua a essere, un’artista realmente popolare, amata anche fuori dagli ambienti specialistici».
L’allestimento e il progetto editoriale. L’articolazione delle sezioni trova corrispondenza nell’allestimento. Lo sviluppo esecutivo e la realizzazione, insieme al progetto grafico e alla comunicazione visiva, sono affidati a Eikon. Luigi Manca e Laura Melis hanno seguito il lavoro in costante dialogo con il curatore, traducendo l’impianto scientifico della mostra in una successione di ambienti, immagini e campi cromatici derivati dalla tavolozza di Liliana Cano. Ogni sezione assume così una propria identità visiva, costruendo una continuità tra le opere, lo spazio espositivo e il catalogo. Alla costruzione del percorso ha contribuito anche l’Archivio Liliana Cano, che ha affiancato il lavoro curatoriale nella ricerca, nella selezione e nella raccolta dei materiali. Il progetto trova una prosecuzione nel volume Liliana Cano. Il fuoco dentro, pubblicato da Silvana Editoriale. Con testi e apparati di Davide Mariani, il libro comprende un ampio saggio critico, le opere organizzate secondo le sezioni dell’esposizione e una parte documentaria dedicata al profilo biografico dell’artista, alle principali mostre e agli interventi pubblici realizzati in Sardegna. Il catalogo conserva i risultati della ricerca e offre uno strumento destinato agli studiosi, alle scuole e al pubblico.
Liliana Cano. Nata a Gorizia nel 1924, Liliana Cano arriva con la famiglia a Sassari nel 1945. Nel 1960 inaugura la sua prima mostra personale e nel 1969 apre la Galleria Sironi, destinata a diventare per circa vent’anni un punto di riferimento della vita artistica cittadina. Dalla fine degli anni Settanta prende avvio una lunga stagione di lavoro in Francia. Cano vive e opera tra Saint-Mitre-les-Remparts, Istres e Tolone, espone al Grand Palais di Parigi, ad Amsterdam e in Germania e realizza opere monumentali. Il rapporto con la Sardegna prosegue attraverso esposizioni, cicli pittorici e commissioni pubbliche. Nel 1996 rientra stabilmente a Sassari. Prosegue la propria ricerca, realizza nuove opere sacre e interventi destinati a luoghi collettivi, espone in Italia e all’estero e continua a dipingere fino agli ultimi anni. Muore a Sassari il 2 settembre 2021, all’età di 96 anni.