Piano metodologico

Premessa

Una prolungata fase di ristagno economico accompagnata da un progressivo indebolimento del tessuto sociale espone da diverso tempo la città di Sassari e il suo territorio al rischio di un pericoloso declino. Alcuni ritengono questa tendenza inesorabile, altri confidano nel fatto che prima o poi il sistema possa trovare da solo una via d’uscita. Il buon senso e l’esempio di altre realtà impegnate a combattere problemi simili mostrano invece l’esistenza di diversi percorsi alternativi, capaci di ridare slancio tanto alla base produttiva quanto alla coesione sociale della comunità. Al centro di queste esperienze, tuttavia, si ritrova quasi sempre una visione condivisa della destinazione finale e delle principali modalità/azioni attraverso le quali raggiungerla. Nei casi di successo, inoltre, si osserva una capacità di operare in sintonia per un fine comune, indipendentemente dai rapporti formali o contrattuali fra attori e istituzioni, che permette non solo di cogliere gran parte dei risultati attesi ma anche di ottenerli al minimo costo sociale.
Si potrebbe essere tentati di classificare il territorio del Nord-Ovest della provincia di Sassari come un’area in declino industriale iscritta in una regione in ritardo di sviluppo. Questa collocazione, tuttavia, oltre che impropria sia per l’elevato peso del terziario sia perché l’industria ha varcato raramente le soglie del polo petrolchimico, non rende giustizia all’ampio ventaglio di risorse e di competenze che Sassari e i comuni limitrofi possiedono e sono in grado di mobilitare.
Come mostrano i dati più recenti riguardanti la nuova provincia di Sassari, tanto l’imponibile per contribuente quanto il reddito pro-capite o i depositi delle famiglie in rapporto alla popolazione residente si situano al di sopra della media regionale, e assumono valori apprezzabili proprio a Sassari e nel suo hinterland, a Porto Torres e ad Alghero. Lo stesso accade per una serie di indicatori relativi alla dotazione di risorse naturali, materiali, umane e alla presenza nel territorio di punte di eccellenza nel campo dell’organizzazione turistica, delle produzioni agro-alimentari, del commercio, della ricerca, della salvaguardia dell’ambiente.
Cosa giustifica, allora, il timore di un possibile declino? I fattori sono diversi, ma tre in particolare sovrastano tutti gli altri. Inanzitutto un tasso di disoccupazione a due cifre (14% nel biennio 2002-2003), significativamente più elevato della media nazionale (circa 9% nello stesso periodo), e certamente non meno preoccupante per la circostanza di risultare inferiore al dato regionale (17,7%). In secondo luogo la vulnerabilità della struttura produttiva, limitata e scarsamente diversificata, con vistose lacune nelle attività ad alto contenuto tecnologico e nei comparti caratterizzati da elevati tassi di crescita, punteggiata da filiere ancora ampiamente incomplete anche nei settori relativamente maturi (turismo, agroalimentare etc.). Infine, il progressivo scadimento dell’armatura urbana, del tessuto architettonico e dell’offerta culturale e ricreativa, che ha trasformato la città in un luogo sciatto e provinciale, poco adatto ad ospitare iniziative economiche innovative, siano esse incentrate sul capitale umano creativo (giovani talenti attratti da luoghi ameni, culturalmente aperti e credibilmente incentrati sul merito) o sullo sviluppo di nuovi prodotti turistici legati alla dimensione ambientale e culturale del territorio.

È evidente che le politiche classiche da sole non bastano a contrastare un arretramento di tale portata, che richiede contemporaneamente l’avvio di meccanismi di rigenerazione fisica, economica e sociale complessi. Non si tratta infatti di promuovere interventi anticiclici o di colmare lacune nell’azione ordinaria, bensì di riposizionare in modo lungimirante, in uno scenario almeno decennale, la città e l’area in cui è inserita, così da assicurare un miglioramento durevole della qualità della vita dei cittadini e uno sviluppo sostenibile della piattaforma produttiva locale.
Alla luce delle esperienze maturate a livello internazionale e nazionale, il Piano Strategico Comunale sembra uno degli strumenti più efficaci per raggiungere tale obbiettivo. Infatti, attraverso l’ascolto sistematico degli attori e delle istituzioni locali, esso permette di definire le caratteristiche del riposizionamento e il percorso per realizzarlo, promuovendo nel contempo (con reti di alleanze, partenariati e intese fra i portatori di interessi) un insieme di azioni, progetti e procedure capaci di mobilitare, all’interno di una scala territoriale di area vasta, le sinergie indispensabili allo scopo.