Al Ferroviario di Sassari domenica 23 per "Famiglie a Teatro" in scena "Contos de foghile" di Francesco Enna per la regia di Pier Paolo Conconi. Inizio alle ore 18.
Ginò, principe viziato e prepotente, perde al gioco con il
diavolo tutti
i
suoi infine, la propria vita. Ma il diavolo gli consente di
riprendersi tutto quello perso, dandogli appuntamento dopo un anno,
tre mesi, tre giorni e tre ore, alle Tre Fontane d’Oro. Passato il
tempo stabilito, Ginò si avvia all’appuntamento con il diavolo. Nel
corso delle sue peripezie (rischia infatti di essere cotto al forno,
bollito in un paiolo, sbranato da un altro diavolo che ricorda tanto
Polifemo, eccetera…) incontrerà per strada l’Aquila, il Fico
d’India, l’Acqua e il Fuoco, che gli faranno da guida, fino a
sconfiggere il diavolo-orco e sposare la bellissima Columba.
Lo spettacolo è nato da una ricerca sui modi e le occasioni della
memoria orale in Sardegna, attraverso l’opera di Francesco Enna
(autore di libri per ragazzi, di raccolte di fiabe popolari sarde) e
il contatto diretto con i “contadores” (narratori) di alcuni centri
dell’isola: in genere, anziani di grande capacità narrativa, custodi
della memoria orale, che hanno permesso non solo di raccogliere
fiabe, racconti, filastrocche e canti, ma anche di osservarne e
assimilarne le tecniche espressive. Questi anziani ci hanno parlato
delle scansioni del lavoro nel passato durante la giornata e,
soprattutto, ci hanno raccontato come certi lavori, essenziali
nell’antica economia agro-pastorale, fossero l’occasione per
esercitare l’arte del narrare, della poesia e del canto, e per
tramandare religiosamente, da una generazione all’altra, le antiche
storie esemplari della conservazione dei costumi di una cultura
povera, semplice, ma sempre di alta moralità e bellezza. Per questo
motivo, nell’allestimento è stata data attenzione alle immagini di
momenti di lavoro come la filatura, la cottura del pane e il
lavaggio delle lenzuola con la lisciva, lavori che venivano svolti
in quel regno misterioso della donna che è il focolare: fuoco rosso
da cui scappano scintillando i diavolini, luogo di comunione con
altre donne, le comari, con cui ripetere antichissime formule
magiche apotropaiche. Il più grosso nodo da sciogliere è stato
quello della mediazione linguistica fra il sardo e l’italiano. Ne è
risultato uno spettacolo in cui la lingua sarda si combina
agevolmente con l’italiano attraverso l’utilizzo della filastrocca,
dei giochi ritmici e del canto. Altri codici socio-antropologici
trasmettono e caratterizzano la traduzione sarda definendone
l’ambiente con la gestualità, gli arnesi di lavoro, i movimenti e il
ritmo.
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