CIRCUITO TEATRALE REGIONALE SARDO
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19 - 20 dicembre
Teatro Metastasio Stabile della Toscana e Teatro Stabile della
Sardegna
Il giardino dei ciliegi
di Anton Pavlovič Čechov
con Valentina Banci, Francesco Borchi, Corrado Giannetti, Elisa
Cecilia Langone, Mauro Malinverno, Fabio Mascagni, Paolo Meloni,
Maria Grazia Sughi, Luigi Tontoranelli
regia Paolo Magelli
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19 - 20 dicembre
Teatro Metastasio Stabile della Toscana
e Teatro Stabile della Sardegna
Il giardino dei ciliegi
di Anton Pavlovič Čechov

Sono mille i modi di affrontare “Il Giardino dei ciliegi” e cento volte di
più i modi di parlarne.
Eppure la voglia di realizzare questo testo non cessa mai.
Risboccia dentro l'anima, proprio come il fiore della visciola.
È la terza volta che metto in scena Il Giardino e mi pare di non averlo mai
fatto.
E Čechov pare essere il campione della trasformazione: ti parla sempre in
modo diverso.
Così, dodici (o tredici?) anni dopo, eccomi di nuovo di fronte a questo
amore.
L’ambientazione è qui una scena completamente vuota, animata - a tratti -
dalla magia del mio scenografo Lorenzo Banci, uno dei migliori pittori
italiani della nuova generazione.
La visciola è l'albero che nella sua piena fioritura rimane intatto solo per
alcuni secondi.
Questo miracolo di rara bellezza dura poco più di mezzo minuto…
Poi i petali cominciano a cadere e l'immagine della perfezione scompare,
lasciando il posto a rami spelacchiati e ad un cimitero di petali.
L'allegoria della fragilità della vita, della sua inesorabile staticità
abbarbicata in un mondo che tragicomicamente ci consente solo di avvizzire e
cadere dal ramo dal quale siamo spuntati, il viaggio dalla bellezza alla
deturpazione fisica e spirituale, la velocità con la quale le nostre
“culture” - da quella “di classe”, filosofica e artistica, a quella
“pragmatica” - si perdono nella storia: sono questi i temi che si ripetono
senza fine ne “Il Giardino dei ciliegi”. Certo Čechov lo fa prendendosi in
giro e utilizzando un'ironia comica e dolorosa che ci serve sulla scena,
come in nessun altro testo e che ci costringe a “riviaggiare” con cattiveria
dentro la nostra vita. La casa di Ljuba è il Teatro e il suo passato è “il
giardino”: la nostra memoria, la vita che se ne è andata irrimediabilmente.
L'assurdità dell'inarrestabilità del tempo rende tutto tragicamente comico.
Le geometrie che disegnano tutti gli incontri dei personaggi, descrivono
senza pietà una serie di crudeli, ridicoli fallimenti.
Dov'è l'amore? Perché si vive? E la bellezza non è forse solo nei ricordi?
Sono le domande assillanti che ci riempiono la testa, trasformandosi in una
sorta di ritornello minimalista e ossessionante. Ho trovato l'incontro di
lavoro fra le due compagnie, quella del Teatro Stabile della Toscana e
quella del Teatro Stabile di Sardegna, esaltante.
E lo dico con la responsabilità di chi ha ormai centinaia di ore di prove
sulle spalle…
Paolo Magelli
