Dal 1800 ad oggi la storia della piazza
Marisa Porcu Gaias: storica dell' arte
Il
Piano di ingrandimento e abbellimento della città di Sassari, disegnato
nel 1929 dall'architetto regio Giuseppe Cominotti, fu ridefinito in
dettaglio dall'ingegner Enrico Marchesi nel 1836 e, nel 1837,
rispondendo positivamente alle richieste dei Gremi, il sovrano
piemontese Carlo Alberto emanò il Pregone col quale concedeva
l'ingrandimento della città e l'edificazione fuori dalle mura, seguito
dal decreto prescrittivo del 1838.
Il piano Marchesi prevedeva l'apertura di ampi varchi nella cinta
muraria e la creazione dei nuovi sobborghi, l'adozione di un regolamento
edilizio e il restauro delle case cadenti del centro storico dove, nel
1829, in luogo della vecchia casa comunale, era stato edificato, su
progetto del Cominotti, il nuovo palazzo Civico con l'annesso teatro.
Oltre il varco aperto nelle mura in corrispondenza della porta Castello,
al caratteristico e intricato tracciato medievale della città vecchia si
contrappose lo schema a scacchiera, alla piemontese, delle nuove
Appendici, che prevedeva anche la creazione di due piazze, una
circolare, nell'area del pozzo di rena, realizzata solo per metà e
denominata Emiciclo Garibaldi, e una ottagona, circondata da edifici
porticati e in asse col piano del castello. Era, questa, la futura
piazza d'Italia che, in fase di realizzazione, divenne quadrata e
fucircondata da edifici privi di portici.
Racconta Enrico Costa:
“ Lo spianamento di questa stupenda piazza venne deliberato dal Comune
il 12 giugno 1872, col preventivo di lire 14.000. L'opera fu affidata
all'impresario Giovanni Secchi, mediante indennità di lire 12.000.- La
piazza è quadrata e misura cento metri per lato- il 31 Dicembre dello
stesso anno, il Consiglio concesse gratuitamente l'area per l'erezione
del Palazzo provinciale. Di fronte a questo, nel 1878, venne costrutto
l'altro di stile gotico dell'on. Giuseppe Giordano. –Siccome la
livellazione della piazza non era perfetta, il Municipio nell'Ottobre
del 1879 approvò il progetto dell'ingegnere capo Luigi Piga, al quale
affidò la direzione del nuovo spianamento ” (in Sassari , II, ed. 1992,
p. 827).
Nel settembre 1873 si ebbe la solenne posa della prima pietra del
palazzo Provinciale e, nel gennaio del 1876, il giornale La stella di
Sardegna , diretto dal medesimo E. Costa, così scriveva:
“ Il Palazzo provinciale cammina a gonfie vele e la sua superba mole fa
già bellissima mostra di sé”.
La Sardegna del 1 marzo 1883 informava che erano cominciati i lavori di
abbellimento di piazza d'Italia, con la creazione di un giardinetto
dinanzi al palazzo provinciale, ma la piazza rimase a lungo in terra
battuta, sulla quale, di tanto in tanto, si riversava della sabbia.
E' ancora La Sardegna del 22 dicembre 1883 a scrivere che la sabbia
versata nella piazza d'Italia durante l'estate era andata dispersa.
I primi lampioni a gas per illuminare la piazza, con pali in ghisa e
lampade a lanterna, furono installati nel 1879 e nel 1897 le lanterne
furono sostituite da sessanta lampade a globo in vetro smerigliato, tre
per ogni palo.
La cronaca della Nuova Sardegna del 20 aprile 1897 decantava il nuovo
impianto di illuminazione coi lampioni posti anche attorno al sito in
cui sarebbe sorto il monumento a Vittorio Emanuele II.
La decisione di erigere una statua al “padre della Patria”, fu assunta
nel 1890 da un apposito comitato, incaricato della sottoscrizione
pubblica per la raccolta di fondi da destinare a tale scopo. Fin dal
principio, il comitato decise di affidare l'esecuzione dell'opera allo
scultore Giuseppe Sartorio, dal quale era partita l'iniziativa, e di
collocarla in piazza d'Italia.
Il 4 maggio 1896 si aprì una sottoscrizione pubblica per finanziare il
basamento della statua, ormai ultimata, che fu completato nel luglio
1898.
Quanto alla collocazione della statua, alta 4,50 metri su un basamento
di metri 7,45 di altezza e 6,10 di lato, il sito al centro della piazza
era stato scelto di concerto fra il Comitato, lo scultore e l'ufficio
tecnico del Comune. La cerimonia di inaugurazione del monumento, che
avrebbe dovuto svolgersi il 20 novembre successivo, fu rinviata in
previsione di una visita alla città da parte dei sovrani e la
Municipalità accelerò le opere di “abbellimento”, con la realizzazione
di una recinzione in ferro attorno ad un'aiola verde quadrata, con
quattro palme agli angoli, realizzata alla base del monumento stesso,
con la collaborazione dei giardinieri regi piemontesi Galleani e Bocca.
Il 19 aprile 1900, immortalata dalle fotografie, alla presenza dei
sovrani, del presidente del Consiglio Pelloux e di una grande folla si
svolse la cerimonia dell'inaugurazione.
Ai primi del Novecento la piazza era ancora in terra battuta, coi soli
marciapiedi di fronte agli edifici che la circondavano. Nell'angolo
prospiciente il palazzo Giordano fu realizzata una piattaforma circolare
in cemento, che fungeva da palco per l'orchestra e fu completata con
un'elegante struttura in ferro negli anni seguenti.
Cartoline e fotografie del primi decenni del Novecento testimoniano
l'immutato aspetto della piazza d'Italia fino alla seconda metà degli
anni Venti, con l'eccezione rappresentata dalla progressiva crescita in
altezza delle palme attorno al monumento.
Alla fine degli anni Venti, in concomitanza con il completamento delle
pavimentazioni di altre strade e piazze della città, di fronte al
Palazzo della Provincia venne realizzata la terrazza balaustrata in
calcestruzzo e cemento, con scalinata di collegamento alla piazza,
simile a quella, oggi non più esistente, creata di fronte alla Stazione
ferroviaria.
La piazza fu leggermente rialzata e pavimentata con pietrini di cemento
circondati da una cordonata in granito; la via Molescott e la strada di
circonvallazione della piazza furono pavimentate anch'esse ma con
lastroni di granito disposti a spina di pesce nella fascia centrale e
riquadri di ciottoli intervallati da fasce in granito ai lati, così
come, nel ‘30, la via Roma.
Fu eliminata l'aiola quadrangolare con la caratteristica ringhiera in
ferro e ghisa alla base del monumento e venne rimpiazzata da semplici
aiole circolari rilevate, in cemento, disposte attorno alle quattro
palme e intervallate da coppie di panchine in ferro.
Con l'avvento della luce elettrica, i lampioni coi tre globi furono
sostituiti da eleganti pali con terminazione a ricciolo di gusto
floreale e globo pensile con cappello superiore. Infine, la pedana della
musica fu dotata di un vero e proprio palco, realizzato con elementi
curvilinei con inseriti i montanti verticali dei nuovi lampioni. Il
palco della musica fu smantellato negli anni Quaranta.
Negli anni Settanta, i caratteristici pali della luce in ghisa furono
sostituiti da più alti, moderni ed efficienti (quanto antiestetici)
lampioni con lampade pendule a campana.
Negli anni Ottanta, in corrispondenza con la realizzazione della nuova
pavimentazione della piazza in klinker chiaro, la gradinata del
basamento del monumento fu inglobata entro un'aiola che incorporò le
quattro circolari, ampliate e contornate da un bordo che fungeva da
panchina. I brutti lampioni “moderni” furono sostituiti da lampioni in
ghisa di gusto umbertino e le panchine in ferro furono spostate ai bordi
della piazza.
Scheda aggiornata al
16/08/2006
