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Palazzo Ducale

Il Palazzo e il contesto storico-sociale della sua nascita

Paolo Cau

La costruzione della dimora del duca dell’Asinara ha per sfondo un periodo focale della storia isolana: forse, i trent’anni più importanti di tutto il secolo dal punto di vista sociale.
La vita della Sassari della seconda metà del ‘700 è segnata da importanti passaggi, quali la «restaurazione» dell’Università che dal 1765 porta un suo nuovo afflato nell’asfittico mondo culturale cittadino in cui si troveranno ad operare personalità del calibro di Francesco Cetti e Francesco Gemelli.
In quel tempo, la città è anche sconvolta da forti fermenti sociali culminati nella «rivolta del pane» del 1780 che metterà in luce, pur all’interno degli aspetti tipici delle rivolte annonarie, anche la presenza forte di un ceto artigiano schierato contro la fraudolenta e privatistica gestione del bene alimentare per eccellenza, il grano “pubblico”, da parte del governatore marchese Allì di Maccarani.
Ma questi sono, soprattutto, gli anni della Sarda Rivoluzione, della rivolta antifeudale di fine Settecento che avrà il suo epicentro in Thiesi, proprio in uno dei villaggi più importanti del feudo del duca dell’Asinara, e la massima espressione formale nell’atto stipulato davanti al notaio Francesco Sotgiu il 24 novembre 1795 col quale le ville di Thiesi, Pozzomaggiore, Bessude e Cheremule sancirono la rottura del vincolo di soggezione al feudatario. Proprio da Sassari, roccaforte del sistema feudale, partì la repressione guidata dal duca dell’Asinara, elemento di spicco dell’ala più intransigente della nobiltà di sangue.
La fine dei lavori del palazzo cade nel 1805, quando la grande nobiltà isolana vivrà il periodo di massimo fulgore ed attivismo con il trasferimento della corte sabauda a Cagliari (1799 – 1815). Malgrado alcune misure tese a reprimerne gli abusi, questo avvenimento favorì un sostanziale aumento del potere feudale e suggellerà non solo l’avvento della restaurazione in Sardegna dopo i moti rivoluzionari ma anche il consolidarsi di un sodalizio tra l’aristocrazia feudale nostrana (in particolare, la cagliaritana sino a non poco tempo prima fortemente attratta dalla Corona di Spagna) e gli ambienti espressione della dominazione sabauda.