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Palazzo Ducale

Il Palazzo: l'arredamento

Paolo Cau

Da molto tempo l’indagine storiografica fa ricorso ai dati offerti dagli inventari notarili per ricostruire lo stile di vita e i modelli culturali operanti in determinati ambienti sociali. L’approccio appare tanto più necessario se si tratta di un esponente dell’aristocrazia. Anche nel nostro caso, dall’inventario dei beni affiorano i fasti e le fatuità - modelli che nell’immaginario collettivo vengono maggiormente richiamati dallo stile di vita di un aristocratico di fine ‘700 - ma anche ampi squarci di vita quotidiana. L’inventario dei mobili conservati «nel nuovo Palazzo Ducale posto in Turritana», stilato nel 1805, alla morte di don Antonio Manca, offre l’immagine di una dimora forse non completamente arredata, certamente mai abitata dal duca dell’Asinara. Ciò contribuisce a dare al lettore dell’inventario quasi la sensazione di girare in anteprima tra le stanze del nuovo palazzo in attesa della vernice ufficiale. Come era naturale, trattandosi della dimora di uno dei più titolati nobili isolani, l’arredamento di Palazzo Ducale era di respiro europeo. Qui facevano bella mostra si sé alcuni “pezzi” ricercati provenienti dalla Terraferma, ispirati alla moda francese: il trumeau e il mezzo bureau; di gusto italiano erano le coppie di tavolini «alla greca» decorati con geroglifici e con mascheroni e cornucopie. L’arredamento del palazzo viene concepito a misura di una vivace vita di relazione. L’ampia dotazione di posti a sedere era funzionale agli obblighi ed ai rituali della vita di società, fatta di quelle conversazioni in uso nel mondo dell’aristocrazia isolana di metà Settecento magistralmente descritte dall’Anonimo Piemontese: 36 sedie dorate «a tamburetto» cioè a tamburello, stile Luigi XVI; 8 sedie di noce; 8 sedie «a spalliera» più altre 27 «con spalliera»; 24 sedie dorate con braccioli; una poltrona di noce con sgabello in «vacchetta» rossa; 12 «capriolette» dorate imbottite, così descritte dal notaio ed identificabili nelle poltrone «cabriolet» a schienale ricurvo come la linea di un violino, introdotte ai tempi di Luigi XV: un’età di grandi innovazioni nel campo dell’arredamento con la scoperta di nuove fogge al servizio di nuove e raffinate comodità. Sette cassettoni riccamente lavorati erano ospitati nelle stanze da letto arredate con ricerca del gusto e del decoro: un «canterale» in legno d’ebano fiorato con figure «alla greca»; una coppia di «canterali» in ebano rosso con paesaggi nel prospetto e figure ai fianchi e nel coperchio; altre due coppie in ebano violato con segni «alla greca» e con il coperchio di marmo. Il notaio conta cinque letti: un letto imperiale con cornicioni dorati e col copriletto di damasco fiorato giallo e quattro letti ricoperti in «basin», un pregevole tessuto proveniente dalla Turchia. Gli oggeti preziosi venivano conservati in forzieri, alcuni foderati in «vacchetta» rossa.