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Comunicati stampa dicembre 2016

Sassari, lì 20 dicembre 2016

Stereotipi e violenza si sconfiggono nelle scuole

Quella parola, che arriva alle labbra senza neanche passare per la testa. Sempre la stessa, da millenni, per offendere una donna. E quando deve essere colpito un uomo, allora la si riferisce alla madre. È solo un esempio di quell'eredità pesante, raccolta inconsciamente da generazioni che la fanno propria, senza pensare a ciò che significa per la società. Un'eredità che fa ignorare come una parola può fare male quanto un pugno e che nei casi più gravi può essere il primo passo verso un omicidio, un femminicidio o l'induzione al suicidio. Tutto ciò deve essere fermato, e per farlo bisogna partire dalla sensibilizzazione dei più giovani, fin dall'infanzia.

 

Il Comune di Sassari ha avviato alcuni progetti rivolti alle scuole cittadine per creare percorsi pluriennali di formazione e di promozione culturale sulla parità dei generi e il contrasto degli stereotipi nelle scuole.

 

 

“Chiamarlo amore non si può” e “GeneriAMO parità” sono le iniziative organizzate dalla presidenza del Consiglio comunale e dall'assessorato alle Politiche sociali e Pari Opportunità che da quest'anno coinvolgono docenti e studenti sassaresi di ogni età per parlare di violenza contro le donne e di stereotipi, non soltanto nelle giornate internazionali di sensibilizzazione, ma tutti i giorni. Sono stati presentati oggi, dalla presidente del Consiglio Esmeralda Ughi, dall'assessora alle Pari Opportunità Monica Spanedda e da Giuseppe Fara referente dell'ufficio scolastico provinciale di Sassari, che quest'anno ha aderito al “Protocollo interistituzionale operativo per la promozione di strategie e azioni condivise finalizzate alla prevenzione e al contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne” firmato nel 2015 e di cui il Comune è capofila. È stata anche l'occasione per esporre i risultati di una ricerca compiuta nell'ambito del progetto Aurora e finalizzata a capire la percezione che hanno i giovani studenti della violenza. Tutte iniziative che si inseriscono tra le attività di educazione e sensibilizzazione volute proprio dal Protocollo interistituzionale.

 

Dal 20 dicembre e fino all'8 gennaio a Palazzo Ducale saranno esposte le opere create da studenti dei licei artistico Figari e scientifico Spano e dall'istituto tecnico industriale Angioy che hanno aderito al progetto “Chiamarlo amore non si può”. Si tratta di più di 20 opere tra disegni, scritti e sculture. «Abbiamo chiesto loro di esprime liberamente un pensiero sulla violenza contro le donne, sui temi del conflitto e delle differenze – ha spiegato la presidente Esmeralda Ughi che ha fortemente voluto che la mostra fosse organizzata a Palazzo Ducale per sottolineare quanto questo sia uno spazio sempre aperto a tutta la cittadinanza -. È importante capire la percezione che le nuove generazioni hanno della violenza. Da qui si deve partire per sperimentare nuove forme di coinvolgimento e di confronto tra enti, tra generi e generazioni, nella speranza che la consapevolezza della portata del fenomeno porti a interrogarsi sugli strumenti efficaci per poterlo prevenire». Gli stessi studenti hanno spiegato il significato delle opere e il percorso che li ha portati a crearle. A fianco a ciascuna c'è una breve descrizione per chi visiterà la mostra nei prossimi giorni.

 

“GeneriAMO parità” è un percorso pluriennale studiato dal Comune di Sassari e dall'Ufficio scolastico territoriale che coinvolgerà dirigenti, docenti, educatori, genitori, alunne e alunni di tutte le scuole cittadine, dai nidi di infanzia alle superiori. «L’obiettivo di un cambiamento culturale deve necessariamente coinvolgere tutti i soggetti che a vario titolo concorrono alla formazione dell’individuo come scuola, famiglia, servizi educativi e terzo settore – ha spiegato l'assessora alle Pari Opportunità Monica Spanedda -. L’ambito educativo e scolastico rappresenta un punto d’incontro fondamentale tra la persona e la società, per questo dare vita a questo progetto di formazione e di azione educativa è fondamentale». Il percorso partirà il prossimo anno, sarà sviluppato in tre fasi pluriennali e interesserà prima i docenti, poi i genitori e infine gli studenti. Attraverso lavori di gruppo si faranno emergere gli stereotipi sui generi spesso interiorizzati e di cui magari non si è pienamente consapevoli.

 

Nell’ambito delle attività di sensibilizzazione del progetto Aurora, il Servizio di consulenza per uomini autori di violenza e stalker ha realizzato un’indagine per cogliere il tipo di percezione che gli studenti delle scuole superiori hanno sulla violenza contro le donne e sugli stereotipi di genere. Sono stati intervistati con un questionario anonimo 1419 studenti e i loro insegnanti. L’obiettivo principale è stato quello di dare l’opportunità di riflettere e discutere su queste tematiche e coglierne l’importanza. I risultati raccontano di una società dove molti docenti sottovalutano il fenomeno della violenza di genere più degli studenti, dove resistono stereotipi che vedono la donna destinata alla cura dei figli, dove l'amore e la violenza in alcuni casi ancora si confondono e dove ancora oggi un uomo è considerato più adatto a diventare leader rispetto a una donna. A metà gennaio si terrà l'evento conclusivo, durante il quale si discuterà dei risultati con gli stessi ragazzi e ragazze. Sarà l'occasione per capire come le discriminazioni a volte si inseriscano nella quotidianità delle persone, senza che queste neanche se ne accorgano. Da qui si partirà per un percorso educativo e di sensibilizzazione.

 

Risultati dell'indagine del Progetto Aurora

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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