Corso Vittorio Emanuele II

  1. Toponimo da atti dei secoli XVII e XVIII e nella carta Masetti-Raimondi (1806): Plaza de Cotinas / Sa ruga de cotinas / Platha de Cotinas / Campu di carros
  2. Toponimo ante 1872: Via Grande e Campo di Carra
  3. Toponimo nel 1872: Via Vittorio Emanuele II
  4. Toponimo nel 1875: Via Vittorio Emanuele II
  5. Censimento del 1901: Via Vittorio Emanuele II
  6. Notizie e note storiche: Il Corso Vittorio Emanuele II, fino ai primi del Novecento ancora definito "Via", fu sempre la strada principale della città murata. Nella sua lunghezza in antico però aveva nomi diversi. La parte prossima a Porta Sant'Antonio era detta “Campo di Carros”, ossia “spiazzo dei carri” (poi corrotto a “di Carra”, “della misura [di granaglie]” letteralmente, ma errata essendo quelle poste in Piazza Tola) e indicava che l'isolato abbattuto a fine Ottocento per creare la piazza Sant'Antonio, probabilmente sorse occupando una piazza antica, esistente fino al Cinquecento o prima ancora. La parte mediana della via era detta dapprima “Ruga de cotinas”, ossia “rua” = “strada” e “de cotinas” = “de codinas” = “di pietre” o meglio “selciata”; quindi con ispanismo fu chiamata “plaza” o “platha”, da intendere come “piazza” non nel senso odierno ma di “via larga” per l'epoca (tale uso è restato in molti paesi logudoresi). Il Corso principiò sempre in Piazza Sant'Antonio e terminava davanti alla scalinata dell'antica chiesa di Santa Caterina, poi (demolita questa) all'imbocco della Piazza Azuni sorta al suo posto. Un problema è rappresentato dalla toponomastica data alla serie di vicoli chiusi prospettanti sul Corso: la loro denominazione, seppure semplicemente alfabetica e progressiva, è stata modificata nel corso del primo Novecento, successivamente al censimento d'inizio secolo. Ad esempio lo stesso censimento ha "dimenticato" il vicolo chiuso A (prossimo all'angolo con Via Cesare Battisti e di cui non si è trovata alcuna menzione nei documenti), mentre non appare nominato affatto il piccolo spazio viario che esistette nel 1901 nell'area dell'attuale Piazzetta Nazario Sauro, spazio creato pochi anni dopo quella data con la demolizione di un'antica casa (con all'interno una scala a chiocciola forse quattrocentesca) che la tradizione (riporta Enrico Costa) dava come appartenuta a Michele Zanche, il "barattiere" ricordato da Dante nell'Inferno.
  7. Toponimo in uso nel Sassarese contemporaneo wav logo
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